Se si vuole capire meglio cosa sta succedendo alla chitarra nell’ultimo decennio Julian Lage è un nome da seguire. Nel triennio 2017-2019 Lage si è guadagnato tre consecutive nomination ai Grammy, che si sommano alle due precedenti. È un segno evidente della grande attenzione di cui il chitarrista californiano è oggetto nel mondo della musica, sia tra gli addetti ai lavori che tra il pubblico.
Non ancora trentacinquenne, Lage si è ritagliato un posto da protagonista nel sempre vivace scenario della chitarra jazz. In realtà la storia è cominciata molto tempo prima. Al giovane prodigio (otto anni) era già stato dedicato un documentario, e a dodici anni Lage si era esibito nella serata dei Grammy. I suoi studi lo portarono dal Conservatorio di San Francisco al Berklee College di Boston, dove incontrò Gary Burton che lo volle nella sua band. Altre collaborazioni sono seguite con Dave Douglas, Charles Lloyd, John Zorn e Nels Cline.
Negli ultimi anni, come documentano anche i suoi apprezzati dischi (l’ultimo disco View With A Room è il suo secondo per la Blue Note Records), Julian Lage ha compiuto una sorta di viaggio organizzato lungo le radici della musica americana: una colta operazione di sintesi che, utilizzando il linguaggio unificante del jazz, ripercorre trasversalmente e senza preconcetti generi e fasi storiche.
Lage ha la maestria tecnica, la credibilità intellettuale, la padronanza della materia per riuscire in un progetto affascinante: cercare nuove strade ma senza rinnegare la tradizione.