Uno dei fenomeni più importanti — e misconosciuti nel nostro Paese — della scena soul contemporanea, un cantante che nonostante le collaborazioni con personaggi come D’Angelo, J Dilla, i Roots, Robert Glasper o Erykah Badu ancora non ha raccolto quanto merita.
Bilal Sayeed Oliver, in arte Bilal, è un fuoriclasse, una voce che ha pochi eguali oggi, in grado di mescolare echi di Donny Hathaway e Marvin Gaye, gli anni ‘70 con una modernità unica.
Nato a Philadelphia nel 1979, padre musulmano e madre cristiana, Bilal è stato scoperto alla fine degli anni ‘90 dal batterista degli Spin Doctors, Aaron Comess, grazie a cui ha inciso il suo primo disco, “1st Born Second”, in cui spiccava la presenza di Dr. Dre, produttore anche di Eminem. Da quel momento, molte collaborazioni, ma pochi dischi, solo tre. Con il penultimo “A Love Surreal” ha scalato la Top20 delle classifiche R&B; di Billboard, raccogliendo ovunque recensioni entusiaste. L’ultimo disco “In Another Life”, a detta della critica il suo capolavoro, sarà presentato al Blue Note.
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