hitarrista elettrico americano è tra le figure importanti ed più originali della storia di questo strumento.
Cercare di descrivere adeguatamente, e in poche parole, Stanley Jordan è impresa impossibile o quantomeno parziale. Egli rinnova e porta a livelli massimi una tecnica chitarristica marginale, il “Touch” o “Tapping” che permette un uso pianistico della chitarra. Jordan non usa il plettro e non “pizzica” ma ora “percuote” ora ne “tira” le corde fino a creare un sound in cui le linee melodiche, i contrappunti e le linee di basso s’incrociano, danzano, come se fossero una, due, tre chitarre che suonano insieme.
In una carriera che ha preso il volo nel 1985 con un immediato successo di pubblico e di critica, ha sempre mostrato una personalità camaleontica, anticonformista e fantasiosa. Che si tratti di audaci reinvenzioni di capolavori del soul o esplorazioni dell’universo pop-rock, così come di eclettiche sperimentazioni solistiche, Jordan riesce sempre a lasciare la sua indelebile impronta su ogni sua interpretazione.
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(foto di Claudio Romani)
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