Sta forse nella parola Experience la chiave di volta della nuova avventura musicale dei Quintorigo tutta incentrata sulle canzoni di Jimi Hendrix. Non solo perché il nome del disco e dell’intero progetto, “Quintorigo Experience”, omaggia volutamente la sigla, Jimi Hendrix Experience, con la quale il grande chitarrista di Seattle e la sua band si presentarono per la prima volta al pubblico nel 1966. Ma anche perché Experience, nel significato di esperienza, è la miglior definizione che si possa dare ad un disco coraggioso, esaltante e pieno di sorprese.
“Quintorigo Experience” il nuovo disco della band, pubblicato lo scorso 27 novembre, nel giorno del 70° anniversario della nascita di JIMI HENDRIX, raccoglie quattordici tracce dal repertorio della Jimi Hendrix Experience e le rilegge con l’inconfondibile e inquieto linguaggio musicale dei Quintorigo.
Forti della loro classicità che è riduttivo definire contaminata e contaminatoria, i Quintorigo estraggono dalle canzoni di Hendrix densissimi umori blues, acidità abrasive, slanci sperimentali, ma anche caposaldi storico-sociali come l’esecuzione dell’Inno americano a Woodstock ’69. Il tutto vuole ribadire la portata ancora oggi rivoluzionaria di quell’utopia di elettricità, negritudine e sacro fuoco del rock che fu l’Experience hendrixiana, lampo mai più eguagliato nella storia della musica recente.
Nel disco i Quintorigo si fanno aiutare da una serie di collaborazioni mirate da Moris Pradella, con la sua voce decisamente black e ricca di soulness a Vincenzo Vasi al canto e al theremin, al pianista Michele Francesconi, ed il cantante americano Eric Mingus (figlio di Charles).